ACQUA: CONTRO I PRIVATI VOTARE SI’ AL REFERENDUM

E’ in parte fondato l’allarme lanciato da Cisl e Femca a proposito della privatizzazione dell’acqua in Abruzzo. Entro il 31 Marzo la Regione Abruzzo dovrebbe legiferare riassegnando le funzioni oggi svolte dalle Autorità d’Ambito, soppresse al solo scopo dei tagli alla spesa. Il fatto è che la proposta della Giunta Chiodi è indigeribile in quanto mira ad attrarre nella sfera regionale gli interessi che ruotano intorno alla gestione dell’acqua, oggi appannaggio esclusivo del partito locale dell’acqua. La proposta Chiodi prevede la costituzione di un unico Ato regionale retto da un Consiglio di Amministrazione formato dall’Assessore regionale al ramo e dai presidenti delle quattro province. Il bello è che il compito di istituire ed organizzare il nuovo Ato viene assegnato all’ennesimo commissario straordinario che avrebbe il potere di approvare, in piena solitudine, i nuovi piani d’ambito, quindi tariffe e investimenti per centinaia di milioni di euro. Ciò che la nostra associazione propone è un modello simile a quello adottato dalla Regione Marche, in cui gli Ambiti continuano ad essere modellati sui bacini idrici e l’Autorità d’Ambito viene sostituita da un’Assemblea d’Ambito formata dai Sindaci e dal Presidente di Provincia competente. E’ necessario quindi che il Consiglio regionale abruzzese deliberi in tal senso e in tempi brevi in modo che siano i comuni e non l’assessore regionale a decidere sui prossimi affidamenti. La Regione Abruzzo ha infatti prorogato gli affidamenti in house in favore delle società di gestione in attività fino al 31.12.2011. Entro tale data bisogna avviare la procedura per definire la modalità di affidamento, che non necessariamente deve consistere nella gara pubblica aperta ai privati. Anzi, la Regione Abruzzo ha di recente ribadito l’intenzione di continuare con le gestioni in house “nel rispetto delle normative vigenti”. Ma proprio l’uso di quest’ultima formula tradisce la costante ambiguità della Regione Abruzzo! Infatti la normativa vigente privilegia l’affidamento ai privati mediante gara di evidenza pubblica mentre relega l’in house ad ipotesi residuale ed eccezionale. Secondo le norme e regolamenti nazionali, specificamente richiamati dalla Giunta regionale nella delibera 1042/10, per poter procedere all’affidamento in house l’Ente d’Ambito dovrebbe dimostrare all’Autorità Garante per il Mercato e la Concorrenza, in base ad un’analisi di mercato, che “la libera iniziativa economica non risulta idonea”  a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità e che, in ogni caso, un eventuale affidamento in house non comporta “distorsioni al principio della concorrenza”. Una tagliola, messa lì apposta per impedire gli affidamenti in house, che è possibile evitare solo votando sì al referendum che vuole abrogare proprio quella norma che di fatto impone la privatizzazione dell’acqua. Bisogna votare sì non per conservare in vita gli attuali carrozzoni clientelari chiamati ACA, SASI, RUZZO, ecc., ma per arrivare ad un sistema democratico e partecipato di gestione del bene comune acqua.

Chieti, 16 Marzo 2011

                                                                                   Isidoro Malandra

                                                                                

                                                                               

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