ACQUA PUBBLICA: LA PARTITA E’ APPENA INIZIATA

L’Assessore Di Paolo, che goffamente tenta di salire sul carro dei vincitori, dimostra ancora una volta di non avere idea di quali siano le questioni pratiche e normative legate alla gestione dell’acqua. La legge abruzzese, che sopprime gli Ato e affida a Caputi la responsabilità di adottare autonomamente piani d’ambito e aumenti tariffari, è da buttare. Non solo perché si fonda, quanto alle forme di gestione, sull’art. 23 bis appena abrogato dalla valanga referendaria, ma anche perché espropria i comuni della competenza in materia di gestione del servizio idrico. Non si può dare gestione partecipata, democratica e trasparente se non si restituisce ai comuni ciò che a loro appartiene da almeno un millennio. Ai comuni, cioè ai cittadini, e non ai sindaci. In questi anni abbiamo assistito agli scempi compiuti dal partito dell’acqua che, fidando appunto sul potere concesso ai sindaci, hanno trasformato il servizio idrico in un enorme occasione di affari, clientele e consenso elettorale. Molti sindaci hanno ottenuto l’assunzione di parenti e amici in cambio del sostegno ai vari consigli di amministrazione nominati dai partiti di centrodestra e centrosinistra. Alcuni, quelli più onesti, in cambio dell’appoggio a gestioni fallimentari di ato e società di gestione, hanno ottenuto qualche piccolo investimento sulle reti locali da sventolare in campagna elettorale. E’ bene che il partito abruzzese dell’acqua si faccia da parte ed è bene che si faccia da parte anche la lobby di livello regionale che sta tentando di soppiantare sindaci e satrapi locali: la vittoria referendaria impone la riscrittura di norme regionali e nazionali, impone l’abolizione delle SPA partitiche e clientelari che oggi gestiscono l’acqua abruzzese e manda a monte il tentativo di creare ato e società di gestione unici a livello regionale. La via da adottare è quella dei consorzi tra comuni, ai quali vanno restituite dignità e responsabilità. I movimenti abruzzesi hanno già da tempo proposto, inascoltati, meccanismi di selezione delle figure dirigenziali sottraendo ai partiti il potere di nominare affaristi e incompetenti; hanno proposto forme dirette di partecipazione e controllo da parte dei cittadini e delle associazioni. Ad esempio hanno proposto che cittadini qualificati, magari eletti, facciano parte a titolo gratuito degli organismi che dovranno gestire l’acqua pubblica bene comune. Sarà un problema trovare interlocutori in consiglio regionale, anche tra le file del centrosinistra. Qualche mese fa il PD abruzzese ha proposto che le spa interamente pubbliche cedano azioni ai privati. E’ bene che il PD prenda atto della realtà, ritiri la proposta e si confronti con il movimento referendario abruzzese perché si va verso la ripubblicizzazione del servizio idrico. Il che significa, in primo luogo, dire chiaro e tondo che l’acqua non è una merce, che essa non risponde alle leggi della concorrenza e del mercato e che, dunque, gli strumenti gestionali non possono essere quelli regolati dal diritto privato, come le spa. Significa anche dire che è giunta l’ora di fare investimenti sulle reti e sulla depurazione facendone ricadere i costi, per la maggior parte, sulla fiscalità generale e non sulle tariffe. Perché anche sugli investimenti i movimenti hanno elaborato una proposta ed a breve la sottoporranno al confronto pubblico.   

 Chieti, 16 Giugno 2011            Isidoro Malandra

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